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Intervista a Elena

EVENTI

IO E IL DIABETE


QUANDO TI SEI ACCORTA DI AVERE QUESTA MALATTIA?

Mi chiamo Elena e ho 17 anni e da 3 ho il diabete.
Ero una ragazza come tante in piena salute e con tanta vitalità, a tutto pensavo tranne di ammalarmi.
Era l'inizio dell'estate e ricordo che in quel periodo avevo bisogno di bere più del solito e di andare in bagno frequentemente.
Avevo sempre un grande appetito, ma malgrado ciò non aumentavo di peso, anzi dimagrivo.
Pensavo che ciò fosse dovuto alla costante attività fisica, visto che praticavo nuoto a livello agonistico, e poi come di solito si pensa, mi trovavo nel periodo dello sviluppo.
Andai dal medico e feci gli esami del sangue e dell'urina, gli esiti non lasciarono dubbi, la mia glicemia era alle stelle e fui ricoverata d'urgenza in ospedale.
Rivivendo ora quei momenti tutto mi è chiaro, ma allora i miei genitori non avrebbero mai pensato che potessi avere il diabete, perché associavano questa patologia come una malattia che colpisce gli anziani.

COME E' CAMBIATA LA TUA VITA ELENA?

Io sono rimasta quella di sempre, solare e piena di vita, ma qualcosa in me mi ha reso il cammino più difficile.
Ora devo convivere con un nuovo amico, che non ho cercato e che non ho voluto ma che mi accompagnerà per tutta la vita.
La malattia mi impone rigidi controlli giornalieri della glicemia, 5/6 iniezioni al giorno di insulina, rigore nella alimentazione; tuttavia mi consente di svolgere una vita normale al pari di tutti i miei coetanei, una vita un po' più rigida ma importante ugualmente.

QUALE E' STATA LA DIFFICOLTA' PIU' GRANDE ?

Il primo periodo dopo l'esordio è stato molto duro, ero molto confusa e arrabbiata con il mondo, non capivo bene cosa mi aspettava, ma le prime rinunce mi fecero capire che il mio stile di vita doveva cambiare.
Vi sembrerà impossibile ma la difficoltà più grande non è stata il dover bucarmi quotidianamente tra misurazioni ed iniezioni 11/12 volte al giorno , anche se iniziare e finire la giornata bucandosi non era il mio sogno, ma il rinunciare a quelle cose che prima mi sembravano banali, senza importanza facili da raggiungere.
Per esempio il non poter dormire più del solito quando sono a casa da scuola perché devo farmi l'iniezione e poi fare colazione, dover per forza mangiare anche quando non si ha fame per compensare l'insulina somministrata, non poter mangiare o bere le stesse cose dei miei amici quando sono in compagnia, non praticare sport quando ne ho voglia, ma quando i miei valori glicemici me lo permettono e così via.
Ma il peso più grande è il non sentirsi libera di improvvisare una giornata senza dover pensare al diabete e senza che il tempo debba essere scandito dai controlli e dalle iniezioni.
Fortunatamente i miei genitori mi stanno sempre vicino anche quando mi sento un po' giù e questo mi fa andare avanti.

COSA DEVO AVERE SEMPRE CON ME?

Le cose che porto sempre con me sono delle bustine di zucchero, caramelle molto dolci oppure un succo di frutta.
Queste mi servono quando la mia glicemia va troppo giù e allora devo integrare con degli zuccheri veloci da assimilare.
Inoltre è indispensabile che io abbia tutto l'occorrente per verificare la mia glicemia: pungidito, glucometro (per leggere la glicemia), salviette disinfettanti, strisciette reattive (per la determinazione della glicemia), siringhe e naturalmente un flaconcino di insulina.

A SCUOLA COSA CAMBIA?

Quando i miei valori glicemici sono buoni non ci sono problemi e tutto è normale, ma quando la glicemia è elevata la concentrazione comincia a mancare, compare il mal di testa e allora molte volte devo somministrarmi delle dosi di insulina.
Mentre quando i miei valori sono bassi devo uscire dall'aula e mangiare o bere delle cose dolci per portare la glicemia a dei valori accettabili.

CHE COSA POSSONO FARE I COMPAGNI PER AIUTARE UN RAGAZZO DIABETICO?

I compagni di scuola devono far sentire il ragazzo diabetico uguale a tutti gli altri e cercare di essergli vicino nei momenti di bisogno.
Per quanto mi riguarda nella mia classe non ho avuto problemi, fin dal primo giorno ho spiegato cosa mi era successo, che la mia malattia non era contagiosa e che dovevo fare delle misurazioni e delle iniezioni durante le ore di scuola per continuare a stare bene.
Dopo i primi momenti di curiosità e diffidenza ho ricevuto da loro la massima disponibilità nell'aiutarmi nei momenti difficili, ed ora in classe mi sento sicura perché so che posso contare anche su di loro quando sto male.

CI SI SENTE DIVERSI?

Io non mi sento diversa dagli altri, mi sento solo una ragazza sfortunata che deve combattere e non arrendersi perché con il tempo non insorgano complicanze.
So che la mia vita richiede molto rigore, controlli e iniezioni continui e che dovrò dire molte volte "no" a tante cose, ma spero che un giorno la ricerca possa cancellare la parola diabete così io potrò cambiare la mia vita e tornare quella di prima, una ragazza spensierata e felice.









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